La lezione del Prof. Giugni

di Giuseppe De Domenico, Avvocato del Foro di Messina 

Il prof. Gino Giugni ha introdotto nello studio del Diritto del Lavoro e Sindacale un metodo che ha funzionato da “fertilizzante” contribuendo a nutrire una “capacità autogenerativa” della Scuola barese da lui fondata (sono parole del prof. Giugni riportate in “La memoria di un riformista”) e del Diritto del Lavoro in Italia.  In questo periodo, con le aziende chiuse da mesi per l’emergenza Covid – 19 e l’aumento della disoccupazione in Italia, torna attuale la lezione di Giugni e la definizione di interesse collettivo da Lui coniata.  “Interesse collettivo è l’interesse di una pluralità di persone a un bene idoneo a soddisfare un bisogno comune. Esso non è la somma di interessi individuali, ma la loro combinazione, ed è indivisibile, nel senso che viene soddisfatto, non già da più beni atti a soddisfare bisogni individuali, ma un unico bene atto a soddisfare il bisogno della Collettività.”  Per lo studioso del Diritto Sindacale “il bisogno della collettività, ossia del gruppo organizzato, viene identificato limpidamente nell’interesse a disciplinare la concorrenza fra lavoratori e datori di lavoro” (cfr. R. Vozza, “Gino Giugni. Il coraggio dell’innovazione”). Contribuire alla ricerca di “interessi collettivi” attraverso il contributo “pluriforme” di tutte le realtà sociali capaci di cogliere le nuove sfide poste dall’emergenza sanitaria è la bussola che deve guidare questo delicato momento della storia del nostro paese.  Nel disegno dei padri costituenti, infatti, il “lavoro” è il valore su cui si fonda la convivenza civile. “l’Italia”, come afferma l’art. 1 della Costituzione, “è una Repubblica fondata sul Lavoro”.Non si tratta di una formula di stile. L’art. 1 rappresenta un appello esigente per tutti.
Si è cittadini nella misura in cui con il proprio lavoro si partecipa alla costruzione della città ed alla vita politica e sociale del Paese. Per la dottrina sociale della Chiesa il lavoro è fonte di “dignità della persona”, strumento di “solidarietà”, “fondamento della vita familiare”, ricerca del “bene comune”. La perdita del lavoro, come è avvenuta in questi giorni in maniera esponenziale per migliaia di italiani, comporta la rottura di tutte le reti di protezione sociale, l’incremento delle diseguaglianze e delle differenze non solo economiche ma anche sociali. Occorre ripensare in maniera creativa, come ci invita Papa Francesco, misure di politica finalizzate a progettare condizioni per l’inserimento di coloro che sono svantaggiati rimuovendo così disparità e diseguaglianze e favorendo l’inclusione.  Ridare dignità al lavoro richiede creare condizioni che consentano di potere conciliare i tempi del lavoro con le esigenze di cura familiare, garantire retribuzioni sufficienti e non sotto la soglia degli indici di povertà Istat, come recentemente evidenziato dal Tribunale del Lavoro di Torino (Sent. n. 1128/2019 del 9 agosto 2019) in una sentenza innovativa, coinvolgere la partecipazione attiva delle persone nei processi produttivi. 
Riconoscere ad ogni lavoratore una dimensione associativa, attraverso la partecipazioni ad organizzazioni sindacali o rappresentative di interessi collettivi, offre l’opportunità di attivare, secondo la lezione del prof. Giugni, quella complessa e feconda rete di interazioni tra imprenditori, organizzazioni dei lavoratori e pubblici poteri necessaria per costruire un quadro di relazioni industriali. 

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