L’etica ai tempi del Coronavirus: l’arcivescovo Bertolone scrive ai giovani sulle note di Jovanotti

di Luigi Mariano Guzzo

La grande questione del nostro secolo è quella etica. Lo era prima del Coronavirus. Lo è oggi, che siamo chiamati a riprogrammare tanto i nostri modelli di sviluppo economici e sociali quanto le nostre azioni individuali. La pandemia ha reso tutto così chiaro: la salvezza dipende, più che dalle politiche governative o da nuove fattispecie normative, dalla capacità di assumere scelte etiche orientate al bene di chi ci sta accanto. E così la recente fatica letteraria di Vincenzo Bertolone, arcivescovo metropolita di Catanzaro-Squillace e Presidente della Conferenza Episcopale Calabra, può essere definita come un breve compendio di etica per i più giovani. “Paura di cadere … voglia di volare. Un vescovo scrive ai giovani” (Rubbettino, 2020), è il titolo del libro, composto in forma epistolare, che rappresenta, quasi idealmente, la continuazione del volume “Gesù: eterno giovane tra i giovani” (Rubbettino, 2018). Il verso di una nota canzone di Jovanotti diventa per l’arcivescovo Bertolone la chiave per entrare nel mondo delle nuove generazioni, utilizzando il loro codice comunicativo.

Una vita sempre connessa, la loro, con l’ansia, appena svegli, di controllare le notifiche sul telefonino – magari chiedendo una “mano” ad “Alexa” – di verificare le storie su “Instagram” o “Facebook”, di verificare “WhatsApp” o “Signal”, di andare su “Twitter” o su “TikTok”. Per arrivare, poi, a seguire le lezioni online, sul computer. E, alla fine, che cosa rimane? E la vita spirituale? Le pagine scritte dall’arcivescovo Bertolone sono una “bussola” per orientarsi tra le ansie e le incertezze sul futuro. L’intento è fare in modo che i giovani trovino dentro di loro l’energia per convertire quella “paura di cadere” in una “voglia di volare”. Ma non si pensi che si tratta di un testo solo per giovani. Anche gli adulti ne  possono trarre beneficio, in quanto appaiono poco attrezzati ad “accompagnare le nuove leve nel loro legittimo percorso di crescita umana e maturazione spirituale, oltre che cristiana”. Adulti che rischiano di essere per davvero “poco generativi” o, addirittura, di non esserlo affatto.

Ritorna così una parola, da troppo tempo messa da parte nei nostri vocabolari: virtù. L’esercizio che viene proposto è quello di un “brainstorming” sulla virtù: “Lo sforzo umano – leggiamo nel testo – è il primo impegno per far crescere le virtù. Ma sappi che per quanto tu da solo possa sforzarti ad acquisirle, le virtù sono, anzitutto, frutto della Sapienza e dono della grazia di Dio”. Insomma: l’arcivescovo Bertolone invita i giovani e tutti noi ad essere migliori, a curare la vita interiore, a far sbocciare il desiderio del bene, a pensare sia al corpo che allo spirito. Affinché sull’esempio di Gesù di Nazareth, ogni giovane possa essere come un’aquila, che “spicca il volo; non guarda né a destra né a sinistra, solo avanti e non si ferma mai, finché non mette tutte e due, e ben salde, le zampe sulla cima!”.

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