Inadeguato e fuori misura l’intervento della Cei. Perché quella nota?

Siamo un gruppo di cittadini italiani cristiani, che professano la loro fede nella Chiesa Cattolica.
Da cittadini e da cristiani cattolici ci sentiamo impegnati nella vita civile e riteniamo che i valori della solidarietà e della responsabilità sociale siano doveri imprescindibili per la salvaguardia e della vita civile e per l’armonico e corretto sviluppo della convivenza sociale nel Paese. Abbiamo pertanto osservato con scrupolo, attenzione ed esercizio della capacità critica nella loro valutazione le disposizioni provenienti dalle autorità statali nelle misure di contrasto della corrente epidemia.
Da cittadini e da cristiani e cattolici leggiamo con stupore l’intervento della CEI di ieri, 27 aprile, rispetto alle prospettive di progressiva riapertura delle attività economiche e sociali programmate dal Governo.
Da cittadini siamo stupiti per l’utilizzo di un linguaggio che riteniamo totalmente inadeguato, fuori misura e completamente al di fuori dal contesto effettivo della vita civile e sociale del nostro Paese. È assolutamente improprio anche accennare all’ipotesi che in Italia vi sia il rischio (o, peggio ancora, sia in corso) una negazione del diritto alla libertà di culto. È abnorme e, ci sia consentito, irresponsabile agitare figure di inesistenti tentativi repressivi che, particolarmente nei confronti della confessione cattolica, non trovano spazio nel contesto di realtà che viviamo.
Da cristiani siamo stupiti perché abbiamo ricevuto dal Santo Padre il conforto della testimonianza che la vita sacramentale è anzitutto interiore e che la dimensione della partecipazione spirituale e del desiderio profondo ne sono ambiente di concretizzazione e di comunione piena, reale e concreta. E tutta la presente stagione di restrizione ai movimenti, che ha accompagnato la Quaresima e che ha fatto da scenario ai riti della Settimana Santa e alla celebrazione della Pasqua di Nostro Signore, ci ha donato l’esperienza di una comunione profonda e universale coi cristiani e coi cattolici di tutto il mondo.
Da cattolici siamo stupiti perché la Conferenza Episcopale ha assunto una posizione che, stanti le chiarificazioni ragionevoli di molti Vescovi italiani che hanno fatto seguito al comunicato della CEI (e che pienamente condividiamo) appare assunta senza condivisione con l’assise che dovrebbe rappresentare e con un linguaggio (come già accennato) che, oltre a non rappresentare l’universalità (e neanche la maggioranza) del sentimento dei cattolici italiani, appare parziale e orientato all’attivazione di tensioni inutili, dannose e immotivate con le autorità civili nazionali.
Non comprendiamo dunque da quale processo di valutazione sia emersa questa posizione che, se legittima quando espressa da chiunque (anche pastore della Chiesa Cattolica) sotto il profilo personale, non può, senza una previa condivisione, essere espressa nel nome generale dell’Episcopato italiano.
C’è il rischio che posizioni di questo tenore vengano in realtà utilizzate al di fuori della Chiesa come strumento di propaganda politica di parte, ed è un rischio che, da cittadini, cristiani e cattolici denunciamo alla Conferenza Episcopale perché riteniamo doveroso che la stessa si astenga da ogni possibile strumentalizzazione.
Nella Carità di Cristo e col sincero desiderio di partecipare attivamente e consapevolmente alla costruzione della più piena comunione ecclesiastica, chiediamo dunque di sapere da quale fonte e passando attraverso quale procedimento di confronto e condivisione abbia potuto venir pubblicata una nota di tale tenore.

La piccola comunità Nuovi Orizzonti di Messina

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