A chi esita – Il MEG di Messina riflette sulla poesia di Bertolt Brecht

Dici:
per noi va male. Il buio
cresce. Le forze scemano.
Dopo che si è lavorato tanti anni
noi siamo ora in una condizione
più difficile di quando
si era appena cominciato.

E il nemico ci sta innanzi
più potente che mai.
Sembra gli siano cresciute le forze. Ha preso
una apparenza invincibile.
E noi abbiamo commesso degli errori,
non si può più mentire.
Siamo sempre di meno. Le nostre
parole d’ordine sono confuse. Una parte
delle nostre parole
le ha travolte il nemico fino a renderle
irriconoscibili.

Che cosa è errato ora, falso, di quel che abbiamo detto?
Qualcosa o tutto? Su chi
contiamo ancora? Siamo dei sopravvissuti, respinti
via dalla corrente? Resteremo indietro, senza
comprendere più nessuno e da nessuno compresi?

O contare sulla buona sorte?

Questo tu chiedi. Non aspettarti
nessuna risposta
oltre la tua.

Bertolt Brecht


Già dai primi versi di Brecht – “Dopo che si è lavorato tanti anni noi siamo ora in una condizione più difficile di quando si era cominciato” – mi sembrano adatti per riflettere su come questo periodo, almeno per come da noi si sta vivendo. Abbiamo creduto, infatti, prima dell’esplosione del virus che ha causato la pandemia, con cui il nostro modo di vivere è stato stravolto, di essere i padroni della Terra. Questa convinzione era il risultato del grado di evoluzione scientifica e tecnologica cui assistiamo da anni, guardando a tutto ciò che l’umanità è riuscita a costruire e creare. 

Abbiamo creduto, fino all’esplosione della pandemia, di essere in grado di domare la natura che, invece, si è rivelata indomabile, troppo potente. Ciò ha creato in noi dei momenti di instabilità, di insicurezza. Qualunque cosa si riveli indomabile appare troppo più grande di noi e ci spaventa, e ci fa sentire impotenti. Questa è una delle lezioni che la situazione che stiamo vivendo ci ha impartito.
Ancora, la poesia rispecchia la totale confusione che ci ha invasi: sembra quasi di vivere l’episodio della Torre di Babele, che tutti conosciamo bene: non riusciamo più a comunicare, a farci capire; ognuno rimane prigioniero delle proprie convinzioni, spesso prive di solide fondamenta e non ci si pone in ascolto dell’altro. Anche questa è una conseguenza della paura che stiamo provando: la frenesia, l’incapacità di fermarsi a riflettere. C’è bisogno, invece, di tornare a comprendersi, a parlare la stessa lingua; solo così potremo affrontare al meglio il periodo che tutti stiamo attraversando. 
La parte finale della poesia racchiude tutte le domande che ci martellano costantemente la testa: tante curiosità, poche risposte che provvedono a saziare la nostra sete di sapere e di conoscenza: l’informazione critica e costruttiva rimane la nostra unica arma che possiamo attivare. 

Per quel che ci riguarda direttamente e personalmente dobbiamo imparare a contare su noi stessi e su chi si prende cura di noi, camminando uno accanto all’altro, senza lasciare nessuno indietro. Non dobbiamo aspettare che la buona sorte venga in nostro aiuto, ma dobbiamo iniziare ad adoperarci, non vivendo passivamente, bensì attivamente ogni giorno, facendo il nostro dovere, senza delegare i nostri compiti ad altri. 

Anche questo è un modo per provare, nel nostro piccolo, a mantenere la normalità che tanto ci era e continua ad essere cara.                                                                       

Molte volte di fronte alle difficoltà che la vita ci pone davanti scappiamo. Pensiamo di non avere la forza o il coraggio di sconfiggere i dubbi, le paure, le perplessità. 

Chi vive un’esperienza di un cammino di fede non dovrebbe avere dubbi, anzi dovrebbe sperare più degli altri: ma non è sempre così. A volte la paura è più grande di noi o, almeno, così ci sembra e ci lasciamo sopraffare. Per quanto vorremmo e dovremmo sperare non ci riusciamo perché pensiamo che la paura sia un nemico troppo grande da sconfiggere. 

Quando abbiamo letto i versi di Bertolt Brecht non abbiamo potuto fare a meno di paragonare il virus ad ogni avversità che anche il poeta ha incontrato nella sua vita. Di fronte ad ogni pericolo vero o avvertito, le nostre forze e speranze possono scemare con il tempo. La forza di chi si oppone alla vita che vorremmo coltivare e curare può crescere di intensità, e ciò mentre le nostre forze possono diminuire. Possiamo sperimentare nella preghiera l’atto di abbandono e di supplica perché si ritrovi il coraggio e la forza di affrontare i nemici della vita.                      

Spesso le difficoltà ci sovrastano e non riusciamo a superarle e ci buttiamo a terra, in un atteggiamento di resa. Se ci abbattiamo alla prima difficoltà, il futuro ci appare ancora più difficile, con più problemi di quelli che già viviamo, e che, piano piano, ma insistentemente infittiscono la nostra vita, tanto che con il passare del tempo, ci sembrano impossibili da sciogliere per dare spazio al sereno. 

Per questo non dobbiamo mai esitare nel superare ciò che oggi ci viene posto, per potere andare avanti, e non arrestarci, né arrenderci a ciò che oggi appare arduo, se non impossibile da superare.                                                      

 Noi esseri umani siamo più forti di questo virus, che giorno dopo giorno ci stava distruggendo dentro. 

Credere in Dio che non ci abbandona e che confida in noi sue creature, avendoci creati per essere felici come umanità rinata, ci rende più forti e ci può consentire di superare questo momento difficile. 

La vera forza è guadagnare fiducia in noi stessi e senza temere il giudizio facile degli altri. In fondo, essere giovani richiede sapere difendere le proprie idee e per esse sapere lottare ed impegnarsi. E dopo il covid 19, già in questi mesi, abbiamo imparato come sia importante che noi giovani si costruisca una cultura diversa rispetto a quella dominante. Anche questo ci ha insegnato attraversando la quarantena e l’isolamento. Purché non si faccia da soli, il cambiamento passa da ciascuno di noi, ma restando tutti <<sulla stessa barca>>.                                                                                   

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