Grazie, Silvia!

a cura dei ragazzi del MEG di Messina

La notizia della liberazione di Silvia Romano è stata quella che più ha smosso gli animi di moltissimi italiani nelle scorse settimane. Le reazioni dei nostri connazionali sono state di tutti i tipi: c’è chi si è commosso, pensando a tutto quello che questa ragazza, innocente tanto quanto forte, ha potuto passare durante il periodo del suo rapimento; c’è chi, invece, ha cercato di inventarsi una qualunque scusa per poter dire che, in realtà, non è stato il coraggio di Silvia ad aiutarla ad affrontare, psicologicamente e fisicamente, la sua condizione di totale reclusione e ansia che, con tutte le probabilità, ha vissuto e superato. Molti coloro che sono venuti a conoscenza della vicenda che la vede protagonista solo al momento del suo arrivo in Italia.

Fino a poche settimane fa noi stessi non eravamo a conoscenza della storia di Silvia, eppure, quando l’abbiamo vista scendere dall’aereo che l’ha riportata in Italia, si è riuscito a percepire le emozioni e le sensazioni che lei deve avere provato non appena ha appoggiato il piede sul territorio della sua patria. 

Molti si sono sentiti in qualche modo collegati a lei. Penso che le stesse sensazioni siano state provate da chi ha visto la notizia della sua liberazione come un segno positivo, uno dei pochi, durante il periodo che ci vede costretti a casa.

Tutti noi abbiamo sofferto a stare chiusi nella nostre comode case, seduti sul divano, semplicemente per salvaguardare la propria salute e quella altrui; stiamo nel luogo che ci è più caro, passando le giornate nella maniera più tranquilla possibile. Se noi, che viviamo questa situazione da qualche mese, che moriamo dalla voglia di uscire, rivedere gli amici, tornare alla “normalità”,  come deve essersi sentita Silvia, lontana da casa per molto più tempo ed in condizioni meno confortevoli?

Ci sono stati avvenimenti che hanno seguito il suo ritorno, non tutti piacevoli: infatti, la ragazza ha ricevuto insulti, intimidazioni e minacce. Non si capiva quale fosse la causa di tutto ciò, il motivo per cui alcune persone, fortunatamente una minoranza nel nostro Paese, abbiano accolto negativamente la notizia del suo ritorno. C’è chi sostiene che sia avvenuta una trattativa con i rapitori di Silvia e che questa si sia conclusa con il pagamento di un riscatto da parte del Governo italiano. Ciò è stato avvertito come uno spreco di soldi, in un periodo così importante in cui il dio denaro ha fatto capire ancora una volta quanto sia potente.

Il Governo del nostro Paese ha smentito queste voci: nessun riscatto, a quanto risulta, è stato pagato per liberare la ragazza.

Tutto ciò, però, fa nascere spontaneamente una domanda: anche se fossero stati versati dei soldi come conclusione della trattativa, varrebbero più di una vita umana? La risposta, per chi possiede un minimo di buonsenso, è istintiva ed umana: “No”. 

La verità è che tutte le persone che hanno avuto da ridire su Silvia e sui fatti che la coinvolgono, provano una forte invidia nei suoi confronti: vorrebbero essere come lei. Chiunque lo vorrebbe! Il suo sorriso e la sua forza sono diventati gli oggetti del desiderio di chi, invece, non possiede queste qualità. La sua voglia di aiutare gli altri, che l’ha portata a vivere una tremenda esperienza, non è una colpa, ma un dono. Questo è l’insegnamento più grande che Silvia ci ha offerto: soprattutto in una situazione come la nostra, aiutare gli altri può a sua volta aiutarci. Ci si deve consegnare e dedicare a chi ha bisogno, senza farsi ammaliare dall’istinto umano dell’egoismo. Non dobbiamo avere paura della sofferenza, ma dobbiamo mandarla via da chi ci sta intorno.

Per questo, quello che mi sento di dire è una cosa semplice, ma diretta e veritiera: “Grazie, Silvia!”.

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