Risorgere oggi dopo una, dieci o anche cento cadute

MEG Messina

La Risurrezione può essere vista da molteplici punti di vista. Fare esperienza di Resurrezione differisce da persona a persona, ma in molti vediamo spesso la Risurrezione come qualcosa che viene dopo la morte, un inizio che segue una fine, un ricominciare dopo la morte. Io non la vedo così. Per me “risorgere” vuol dire “andare avanti in maniera diversa”, un cambiamento, un’evoluzione del mio cammino. Per risorgere non dobbiamo attendere la fine di qualcosa. La vera Risurrezione avviene ogni giorno, in ogni perdono nei confronti degli altri e di se stessi. 

Risorge, infatti, chi riesce a rialzarsi dopo una caduta, ma anche chi aiuta un altro a farlo. 

Non per niente, se si scompone la parola “risorgere” si può notare che il suo significato è “sorgere di nuovo”. Ogni vittoria ottenuta dopo una sconfitta è una Risurrezione, come tendere la mano verso qualcuno che da solo non riesce a rialzarsi e ad andare avanti. 

Se chiudiamo, però, gli occhi di fronte a ciò che ci circonda, ci priveremo della gioia del nostro risorgere. Il mondo non è tutto rose e fiori, è vero e osservare il male che l’essere umano provoca è sconfortante, oltre che doloroso. A ciascuno di noi il compito di metterci in gioco ed aiutare chi non trova la via per la propria Risurrezione. 

Dare una seconda possibilità è uno dei modi per accompagnare chi sbaglia verso la pace con se stesso: paradossalmente, nell’errore si ritrova la propria identità.  L’uomo è destinato a sbagliare, solo così può crescere. Creare una falsa perfezione, tanti meritocratici la propongono come modello continuamente, forse appagherà la voglia di potenza infinita dell’uomo, ma non lo potrà soddisfare, anzi, spesso confligge con la realtà. 

Risurrezione è, così, accettare che chi sbaglia possa continuare a farlo, se il suo errare ha come aspirazione trovare la pace con sé: a chi sta accanto il compito di pazientare e sostenere il fratello nella sua continua ricerca.

Un verbo che mi ha sempre colpito è “errare”. Questa parola ha due significati: uno è “vagare senza meta”, l’altro è “sbagliare”. Collego, quindi, da sempre, l’errare all’errore; sbagliare implica una non conoscenza di ciò che si sta affrontando e vagare senza meta allude ad una non conoscenza di ciò che si vuole raggiungere. Fallire, quindi, è necessario allo svilupparsi del nostro viaggio. Per tutta la vita noi erriamo, ignoriamo ciò che abbiamo da raggiungere e cerchiamo di scoprirlo, attraverso vari tentativi e, quindi, attraverso gli errori. Così, cerchiamo di conquistare la Risurrezione, quasi come fosse un premio per la nostra buona condotta o per la bravura in ciò che facciamo. 

La Risurrezione, però, ci può indicare che abbiamo capito quale sia la nostra direzione, il motivo per cui siamo al mondo. Non è farci la guerra, alzare muri, ma accettare che nella nostra esistenza ci sia l’altro, per poterlo poi comprendere e aiutare, per come possiamo. 

Dedicando la nostra vita all’altro, solo così potremo risorgere: solo facendoci prossimo per l’altro potremo, infatti, vivere una vita degna dei figli di Dio. 

Non risorgiamo l’ultimo giorno, se non sappiamo risorgere ogni giorno. 

Soprattutto in questo periodo così difficile per tutti, ognuno di noi dovrebbe dare una mano a chi è in difficoltà, perdonando qualcuno che in passato ci ha fatto del male, imparando ad amare tutti anche coloro che non meritano la nostra stima ed affetto. 

Chi crede non può essere egoista, né egocentrico, ma impara a pensare agli altri, a tutte le persone che lo circondano. Questo è risorgere, e non c’è bisogno di aspettare Pasqua o credere che risorgeremo solo quando avremo finito il nostro percorso. 

Se vogliamo possiamo risorgere ogni giorno, cambiando la nostra vita: passando dal curarci solo di noi stessi, preoccupandoci delle nostre esigenze, prima di noi e solo di noi, per scegliere che la nostra vita ha senso se spesa con e per gli altri.

Il periodo che stiamo vivendo, ci invita a risorgere per poter tornare ancora più forti nell’affrontare ciò che dinnanzi nel nostro futuro, anche se rimane incerto. Ciò richiede che impariamo a aprire il nostro cuore sempre, non solo in situazioni come quella in cui ci troviamo adesso, dobbiamo risorgere perché se non risorgiamo oggi, non risorgeremo mai.

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